Poffabro, la magia della pietra e del legno, Italia

Borgo | Poffabro è, secondo il pittore Armando Pizzinato, l'esempio di architettura spontanea più razionale e fantasiosa delle nostre Prealpi.

 
Il nome

Il toponimo Prafabrorum, "prato dei fabbri", è menzionato in una sentenza arbitrale del 1339.

Un documento notarile del 1357 riporta notizie sulla decima di Pratum Fabri che il signore di Maniago lasciò in eredità al figlio.

Maniago è dall'età medievale nota per la lavorazione del ferro ma è possibile che l'arte fabbrile sia nata in Val Colvera, grazie allo sfruttamento delle acque del Colvera, per poi svilupparsi nel fondovalle.

La Storia

Età romana: passava di qui l'antica strada romana che partiva da Julia Concordia per inoltrarsi nelle Alpi.

1339, risale a questa data il primo documento in cui si parla di Poffabro. Ma fin dall'XI secolo nell'archivio parrocchiale viene riportato l'avvicendarsi delle generazioni.

Secoli XVII-XVIII: delle vicende della piccola comunità montana di Poffabro si numerose testimonianze negli archivi del governo di Venezia, che riportano le suppliche che il borgo rivolge agli amministratori della Serenissima per essere esentato dalle tasse in quanto "Commun poverissimo". Nell'archivio della Curia di Udine si conservano invece i memoriali del 1648-1650 relativi a un processo dell'Inquisizione contro le streghe che si radunavano per il sabba nel prato di Malgustât, dietro il monte Raut. "Quella villa di Frisanco si dice esser il nido particolar delle strege", sta scritto in un documento.

1663, la chiesetta campestre di Poffabro, dedicata a S. Nicolò, ottiene completa autonomia dalla pieve di S. Mauro di Maniago.

1810, con decreto napoleonico del 28 settembre, Frisanco diventa capoluogo della Val Colvera aggregando Poffabro.

1873, epidemie di tifo e di vaiolo decimano gli abitanti della vallata. Nella seconda metà dell'Ottocento il borgo si spopola anche a causa dell'emigrazione.

1888, viene aperta la prima vera via di comunicazione verso la pianura.

1976, il terremoto di maggio lascia profonde ferite nell'abitato di Poffabro e in tutta la Val Colvera. Iniziano però da quella data, con la ricostruzione dei paesi, la riscoperta delle tradizioni e il recupero delle caratteristiche abitative e architettoniche della montagna friulana.

Muri di sasso e ballatoi in legno, un patrimonio da salvare

Poffabro è, secondo il pittore Armando Pizzinato, l'esempio di architettura spontanea più razionale e fantasiosa delle nostre Prealpi.

La sua "forza magica" sta nell'effetto incantatore delle pietre tagliate al vivo e dei balconi di legno, elementi architettonici schietti e austeri, che pure danno un senso di intimità e raccoglimento nelle corti racchiuse su se stesse, a cui si accede attraverso uno stretto arco, o nelle lunghe schiere di abitazioni di pianta cinque-seicentesca.

Nemmeno il terremoto del 1976 è riuscito a scalfire le case in pietra locale - arenaria o calcare - a tre o quattro piani, con i profondi ballatoi di legno a vista, caratterizzati dalle protezioni laterali sviluppate in verticale, unite tra di loro come in cerca di protezione.

Il bello del borgo sta proprio nella sua assenza di palazzi tronfi e signorili e nell'umile realtà di pilastri, scale, ballatoi e archi in sasso, in armonia perfetta con la natura circostante.

La pace e il silenzio hanno negli ultimi anni attirato qui diversi artisti, incantati dalla semplicità e dalla mancanza di magniloquenza.

Poffabro e il suo circondario non vantano, ad esempio, grandi chiese dai mirabili tesori artistici, ma capitelli votivi sparsi un po' ovunque e chiesette minori nate da una forte, anche se ingenua, esigenza devozionale, talvolta legata a episodi singolari, come la scelta del sito per la costruzione dell'oratorio di S. Floriano in Crociera (sec. XV), indicato, pare, da un gregge di pecore che lì sostò.

Così anche la Chiesa di S. Nicolò è prima di tutto il segno di un'innegabile fede, rivendicata attraverso le dimensioni anomale rispetto a quelle degli altri edifici del paese.

La fisionomia attuale della chiesa, con la sua maestosa facciata bianca, si delineò già a fine Seicento, ma fu spesso oggetto di restauri e rifacimenti, riportati con la massima precisione nei registri parrocchiali, a causa delle frequenti scosse di terremoto.

La povertà del luogo era tale che gli arredi sacri erano fatti venire da fuori (da Concordia Sagittaria in provincia di Venezia, come riporta una cronaca del 1587) e si andavano ad aggiungere ai pochi oggetti acquistati con grandi sacrifici dalla popolazione. La chiesa conserva alcune sculture in legno di Giacomo Marizza e un altare ligneo del sec. XVII.

Nei pressi di Poffabro, si trova il Santuario della Beata Vergine della Salute, eretto nel 1873 a Pian Delle Merie in pulite forme neoclassiche.

Il prodotto del borgo

Le scarpeti di Poffabro, pantofoline in velluto lavorate a mano dagli ultimi artigiani.

Si producono anche oggetti in legno e in vimini.

Il piatto del borgo

Cucina povera ma impreziosita dalle erbe aromatiche di montagna, quella delle valli del Pordenonese.

Tipico è il frico, formaggio di salamoia fritto in padella; appetitose anche la brovada e muset (rape alla vinaccia con cotechino) e tutte le specialità di selvaggina.

Ottimi gli insaccati e infine la pitina, tradizionale impasto di carne macinata e aromatizzata che viene conservata affumicata e può essere consumata cruda o cotta.